Francis Ford Coppola

Sipa via AP Images

Tutti insieme… era un’offerta che non poteva rifiutare.

Francis Ford Coppola ha risolto una causa presentata contro di lui da una casa di produzione cinematografica che ha affermato di non aver ricevuto la parte che le spettava del ricavato del film Il giardino delle vergini suicide, che segnò il debutto come regista di sua figlia Sofia.

La Muse Productions ha fatto causa al premiato regista de Il padrino lo scorso novembre presso la Corte Superiore di Los Angeles, accusandolo di violazione di contratto ed esigendo una revisione fiscale completa degli incassi del film.

Secondo la querela, la società di Coppola, la American Zoetrope, firmò un accordo con la Muse nell’ottobre del 1997 secondo il quale, essenzialmente, la Muse cedeva i diritti cinematografici del romanzo di Jeff Eugenides da cui il film è tratto, in cambio di una percentuale del ricavato del film.

Gli avvocati della Muse hanno presentato in tribunale un documento di due pagine in cui affermano che è stato raggiunto un accordo. I termini dell’accordo non sono stati divulgati,  e nessuna delle due parti era disponibile per commentare.

Uscito nel maggio del 2000, Il giardino delle vergini suicide, con James Woods, Kathleen Turner, Kirsten Dunst, Josh Hartnett e Danny DeVito, segnò il debutto dietro la cinepresa di Sofia, che fino ad allora era nota più che altro per la sua performance ampiamente criticata ne Il padrino – Parte III.

Il film incassò più di 10 milioni di dollari in tutto il mondo e, cosa ancora più importante, preparò il terreno per il secondo film, vincitore agli Oscar, della giovane Coppola: Lost in Translation – L’amore tradotto.

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