L'Academy rifiuta di scusarsi per non aver reso omaggio a Farrah Fawcett
Ci abbiamo fatto caso. Anche voi. Idem per i suoi amici.
Stiamo parlando dell’omissione di Farrah Fawcett dal tributo In Memoriam mostrato la scorsa sera agli Oscar, forse l’affronto più grande di tutta la cerimonia.
"Non la definirei una svista", ha detto a E! News Leslie Unger, portavoce dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. "Indipendentemente dalla cura con cui vengono scelte le persone a cui rendere omaggio, ve ne sono alcune che non possono essere incluse".
Ma perché allora era presente una personalità come Michael Jackson, con una carriera cinematografica meno imponente di quella della Fawcett, nonostante quest’ultima fosse stata nominata sia ai Golden Globe, sia agli Spirit Awards?
"Ogni anno verranno sempre omesse delle persone che, secondo alcuni, non avrebbero dovuto mancare e, per ogni individuo, ci sono più motivi che per un altro”, ha spiegato la Unger. "È impossibile includere tutti".
Infatti, Bea Arthur ed Ed McMahon, noti proprio come la Fawcett per i loro ruoli in TV piuttosto che per quelli al cinema, sono stati anch’essi tralasciati nel tributo, in cui comparivano Patrick Swayze, Brittany Murphy, Jean Simmons e Karl Malden.
"Ci siamo rimasti male non vedendola inclusa”, ha affermato attraverso il portavoce Arnold Robinson il compagno da tempo della star, Ryan O'Neal.
"Credo sia proprio quello contro cui si era battuta Farrah nel corso della sua carriera", ha spiegato Craig Nevius, caro amico dell’attrice e produttore del suo documentario, Farrah's Story. "Ha lottato con rispetto e mi ha confessato in diverse occasioni di sentirsi messa da parte”.
"Amava la televisione, ed era principalmente una star in TV, ma lo era anche sul palco e al cinema. Basta pensare a Oltre ogni limite [grazie al quale aveva ricevuto una nomination ai Globe come Miglior Attrice in un Film Drammatico], all’Apostolo [con cui era stata nominata agli Independent Spirit Awards come Miglior Attrice Non Protagonista] e a Il dottor T.
"Penso debbano assumersi la responsabilità dell’errore commesso, ma credo anche che ammettere di aver sbagliato danneggerebbe la loro reputazione, per cui forse non lo faranno", ha detto Nevius dell’Academy.
E sembra proprio aver ragione.
"Ad ogni edizione ci sono molte decisioni difficili da prendere e non tutti coloro che sono venuti a mancare nel corso dell’anno possono essere inclusi”, ha spiegato Unger. "È la triste realtà".