Rimane aperto il caso di Roman Polanski
AP Photo/Abdeljalil Bounhar
Roman Polanski è tecnicamente ancora latitante.
È stata la sua condizione di fuggitivo che martedì ha impedito ad un giudice di prosciogliere il premiato regista dalle accuse di pedofilia risalenti a 31 anni fa, nonostante il giudice stesso abbia detto che se Polanski fosse disposto a comparire in tribunale, prenderebbe in considerazione una sentenza di non luogo a procedere a causa di errori di condotta giudiziaria.
“Deve solo sottoporsi alla giurisdizione di questa corte”, ha detto il giudice della Corte Superiore di Los Angeles Peter Espinoza. Il giudice ha rimandato la sua sentenza fino al 7 maggio, data in cui entrambe le parti compariranno di nuovo in tribunale.
Polanski ha detto tramite i suoi avvocati di non avere nessuna intenzione di tornare negli Stati Uniti, specialmente a Los Angeles. Il regista de Il pianista vive all’estero, soprattutto in Francia, da quando è fuggito dagli Stati Uniti nel 1978, prima di poter ricevere una condanna per aver avuto rapporti sessuali con una minore. Polanski aveva temuto che il giudice sarebbe venuto meno ad un accordo patteggiato e lo avrebbe condannato a molti anni di prigione.
Espinoza ha detto oggi di credere, dopo aver guardato il documentario del 2008 Roman Polanski: Wanted and Desired, che avevano avuto luogo delle comunicazioni fuori luogo tra l’ufficio del procuratore distrettuale di Los Angeles e il giudice, ormai defunto, che presiedette al caso originale.
Nel frattempo, il team dell’accusa che gestisce il caso in questo secolo ha continuato a chiedere il ritorno di Polanski, affermando che non ha diritto ad un proscioglimento delle accuse almeno che non si presenti di persona per difendersi—una posizione con cui non sono necessariamente d’accordo gli altri coinvolti in questo caso, inclusa la vittima di Polanski.
Samantha Geimer, che aveva 13 anni all’epoca del suo incontro con Polanski nel 1977, ha scritto una lettera al tribunale lo scorso mese per chiedere che il caso “giunga formalmente e legalmente a fine”.
“Per quanto siano veri, la ripetuta pubblicazione di quei dettagli provoca danni a me, al mio adorato marito, ai mie tre figli e a mia madre”, ha scritto la Geimer. “Sono diventata una vittima delle azioni del procuratore distrettuale. La mia posizione è del tutto chiara. Lasciateci gestire i danni ripetuti che la pendenza di questa questione infligge a me e alla mia famiglia, rinunciate alle minuzie legali e chiudete il caso”.





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