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Paul Newman muore all'età di 83 anni

Paul Newman AP Photo/Jim Cooper

Butch Cassidy, Hud Bannon, icone. Paul Newman ha elevato la recitazione ai massimi livelli nell'interpretazione di quei personaggi e di molti altri.

Il pluri premiato attore, che si specializzò in ruoli di iconoclasti ed emarginati, reso una leggenda di Hollywood dai suoi occhi azzurri e dai successi al botteghino e i cui interessi erano talmente vasti da includere gare automobilistiche e la creazione di una linea di prodotti culinari, ha perso ieri la battaglia contro il cancro all'età di 83 anni.

Newman si è spento nella sua casa nel Connecticut secondo quanto riportato dal suo manager, Jeff Sanderson.

Gli ultimi momenti della sua sua vita, stando alla dichiarazione di Sanderson, sono trascorsi assieme alla famiglia e agli amici più cari.

Newman lascia sei figli e la moglie Joanne Woodward, con la quale ha celebrato a gennaio le nozze d'oro.

Nel corso dei suoi 52 anni di carriera cinematografica, Newman si è guadagnato un Oscar come migliore attore per il film Il colore dei soldi, ma ha ricevuto un totale di 10 nomine, di cui una come produttore della pellicola Rachel, Rachel, allora in lizza come miglior film, da lui diretto e che vedeva come protagonista la moglie Woodward.

Inoltre, ha ricevuto due Oscar alla carriera, nel 1986 e nel 1994, vinto un Emmy per il film del 2005 Empire Falls ed è stato addirittura nominato per un Tony (il premio riservato alle celebrità di Broadway) per la sua interpretazione in Our Town.

Ma è la lista dei suoi successi a lasciare tutti a bocca aperta:

  • Hud il selvaggio, il film del 1963 che definì la sua carriera in cui interpretava un cowboy decisamente irascibile;

  • Lo spaccone, dramma del 1961 sul biliardo;

  • Detective's story, pellicola del 1966 in cui il suo personaggio, l'investigatore privato Harper, si metteva nei guai più dei suoi clienti;

  • Nick mano fredda, il film sui gangster del 1967 le cui battute vengono spesso citate;

  • La stangata e Butch Cassidy, i due film acclamati dal pubblico in cui ha recitato al fianco di Robert Redford.

Tra gli altri ruoli di spicco troviamo:

  • Il suo ritorno al tavolo da biliardo che gli è valso un Oscar ne Il colore dei soldi, il sequel de Lo spaccone;

  • L'interpretazione strabiliante di un avocato alcolista nel film di David Mamet  Il verdetto;

  • I tre film tratti dalle opere di Tennessee Williams La lunga estate calda, La gatta sul tetto che scotta e La dolce ala della giovinezza;

  • Il suo amato ruolo di Reggie Dunlap, il giocatore/allenatore della squadra di hockey Charlestown Chiefs, nel classico del 1977 Colpo secco;

  • I suoi più recenti ruoli da non protagonista in Era mio padre ed Empire Falls.

Newman è apparso sullo schermo per l’ultima volta in Empire Falls. Un anno dopo, nel 2006, ha prestato la voce all’astuto Doc Hudson nel successo animato Cars – Motori ruggenti.

Newman, che non si presentò la notte in cui vinse il suo primo e ultimo Oscar competitivo, non era un divo del cinema che si autodefiniva con i soliti simboli del successo Hollywoodiani. Piuttosto, era il tipo di divo che ridefiniva quello che una vita può, e dovrebbe, essere.

Newman era anche un pilota di auto da corsa, piazzandosi al secondo posto nella prova di resistenza di 24 ore a Le Mans nel 1979 e aiutando a gestire una delle squadre automobilistiche di maggior successo nel campo. Vendeva popcorn, sughi, biscotti e altre leccornie tramite la sua popolarissima marca Newman’s Own, i ricavati della quale vengono devoluti in beneficenza. Era capo di campagne antidroga in seguito alla morte per overdose nel 1978 del figlio Scott Newman, all’epoca ventottenne.

“Paul si approfittava di quello che la vita gli offriva, e anche se personalmente era restio a riconoscere che stava facendo qualcosa di speciale, ha cambiato per sempre la vita a molte persone con la sua generosità, il suo umorismo e la sua umanità”, ha dichiarato oggi Robert Forrester, vicepresidente dell’istituto di beneficenza di Newman, la Newman's Own Foundation.

Nato a Shaler Heights, Ohio, il 26 gennaio del 1925, Newman iniziò la sua carriera in un’epoca cinematografica all’insegna del cosiddetto “Method Acting”, che rese famoso insieme a Marlon Brando e James Dean. Lavorò regolarmente a Broadway e alla TV dal vivo nei primi anni 50.

Fece il suo debutto cinematografico nel 1954 con Il calice d’argento, un film ambientato nell’Antica Grecia. Il film fu un fiasco e la sua star venne criticata, ma Newman e la sua carriera si rimisero in carreggiata. Abbondantemente.

Lo stato della salute di Newman era stata oggetto di congetture negli ultimi anni. L’attore, ad un certo punto, aveva smentito delle voci secondo cui soffriva di cancro affermando di essere in realtà in cura per “la tigna del piede e la caduta di capelli”. Tuttavia, a giugno, delle foto di un Newman molto più magro del solito hanno fomentato le voci riguardo al suo presunto cancro ai polmoni. Nel corso dell’estate, le notizie non hanno fatto altro che peggiorare.

Nel 2007, Newman ha annunciato il suo ritiro dalle scene senza menzionare i suoi problemi di salute, bensì quelli di memoria.

“Non sono più in grado di lavorare...al livello che vorrei”, ha detto Newman a Good Morning America. “Quindi credo che per me sia ora di chiudere quel libro”.

Però, che libro meraviglioso.

(Originally published Sept. 27, 2008, at 7:07 a.m. PT.)

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